Champagne sotto i 100 euro: degustazione di vigneron in otto calici
Gli Champagne sotto i 100 euro sono un buon punto di partenza per conoscere i vigneron: qui stanno sia i Brut che aprono la gamma di una casa, sia vini nati da un solo villaggio o da un solo vitigno. Proponiamo una degustazione comparata di otto bottiglie di sei produttori della collezione Champagne sotto 100 €, in tre passaggi: prima lo Chardonnay, poi gli assemblaggi, infine Meunier e Pinot Noir. Fa parte della Settimana delle degustazioni di STELT: ogni giorno un percorso nel calice.
Champagne di vigneron o di maison: la sigla in etichetta
Chi ha fatto il vino è scritto in etichetta: tra le menzioni obbligatorie ci sono una sigla di due lettere e il numero di immatricolazione dell'elaboratore. Il récoltant manipulant, RM, elabora nei propri locali soltanto vini nati dalla propria vendemmia. Il négociant manipulant, NM, oltre alle uve delle sue vigne compra uve, mosti o vini. RC e CM riguardano le cooperative e chi vi conferisce l'uva. Secondo il Comité Champagne i vigneron sono più di 16.000 e possiedono quasi il 90% del vigneto, mentre le maison realizzano più di due terzi delle vendite e il 90% delle esportazioni.
La sigla va letta insieme alla storia del produttore. Bérêche et Fils, casa di Ludes fondata nel 1847, nel 2013 è passata da RM a NM anche per acquistare uve da alcuni viticoltori di fiducia e aumentare la produzione del Brut Réserve. Écume è un micro-négoce nato nel 2024: compra le uve da giovani vigneron amici, che lavorano tutti in biologico. Altri produttori indipendenti si trovano nella collezione Champagne vigneron; per il quadro generale c'è l'articolo sulle tendenze dello Champagne di piccola produzione.
Brut, extra brut, brut nature: il dosaggio
Il dosaggio è l'ultimo gesto prima del tappo: dopo la sboccatura il produttore aggiunge la liqueur de dosage, zucchero di canna sciolto nel vino. Dalla dose dipende la menzione in etichetta, con soglie fissate dal regolamento europeo: brut sotto i 12 grammi di zucchero per litro, extra brut tra 0 e 6, brut nature, pas dosé o dosage zéro sotto i 3 grammi e senza zucchero aggiunto dopo la seconda fermentazione. Oltre il 90% dello Champagne è brut.
In questa degustazione ci sono le tre fasce più secche: Écume non dosa nessuno dei suoi vini; Calsac, Grongnet e Jérôme Blin sono presenti con un extra brut; Bérêche con il Brut Réserve. Il dosaggio diventa una variabile da osservare, accanto a vitigno e villaggio.
Primo passaggio: lo Chardonnay
Per il Comité Champagne lo Chardonnay, vitigno simbolo della Côte des Blancs, porta freschezza e aromi delicati, floreali e di agrumi; nel calice, i riflessi verdi indicano spesso uno Chardonnay prevalente o un vino giovane. Il primo confronto mette insieme due Blanc de Blancs di zone diverse. Il Blanc de Chardonnay di Écume nasce a Mardeuil, villaggio freddo con vigne esposte a nord e a ovest; Jean-François Gamet lo elabora in una piccola cantina di famiglia a Fleury-la-Rivière, con lieviti indigeni e senza filtrazioni.
Accanto va L'Échappée Belle di Etienne Calsac, Chardonnay in purezza in versione extra brut. La famiglia Calsac, ad Avize, vendeva l'uva alle grandi maison; nel 2010 Etienne, a 26 anni, ha ripreso le vigne, oggi circa tre ettari, e ha cominciato a fare lo Champagne in proprio. Fra i due calici, la domanda è quanto luogo e dosaggio spostino lo stesso vitigno. Sul blog c'è anche un confronto tra Blanc de Blancs e rosé.
Secondo passaggio: gli assemblaggi
Lo Champagne è un vino d'assemblaggio, e i vini di riserva, presi da vendemmie precedenti, servono a far durare lo stile di una casa o di un vigneron.
Grongnet lavora a Étoges dal 1885, quando Edmond Grongnet comprò le prime vigne e vi installò il torchio. Oggi la famiglia, alla quinta generazione, coltiva 18 ettari, per il 60% a Chardonnay e per il resto a Pinot Noir e Meunier in parti uguali, e fa parte del Club Trésors de Champagne, la prima associazione di vigneron produttori, nata nel 1971. Da queste vigne nasce il Carpe Diem Extra Brut, un assemblaggio.
Egly-Ouriet ha sede ad Ambonnay, villaggio grand cru, dove Francis Egly, quarta generazione, ha preso il posto del padre Michel nel 1980 e ha introdotto in vigna pratiche biologiche, arature e rese basse. Les Prémices viene invece da una parcella di Trigny, nel Massif de Saint-Thierry: Pinot Noir, Chardonnay e Meunier in parti uguali, fermentati e affinati in acciaio.
Chiude il passaggio il Brut Réserve di Bérêche et Fils, il vino che apre la gamma dei fratelli Raphaël e Vincent Bérêche: i tre vitigni in quote simili, circa il 70% dall'annata di base e il resto da vini di riserva. Le vigne di famiglia, nove ettari, sono a Ludes e dintorni, a Ormes nella Petite Montagne e a Mareuil-le-Port nella Vallée de la Marne; in cantina la fermentazione malolattica viene evitata.
Terzo passaggio: Meunier e Pinot Noir
Il Meunier copre il 31% del vigneto e prevale nella Vallée de la Marne, sui suoli più argillosi, e dà al vino rotondità e frutto. Les Vignes de Vrigny di Egly-Ouriet è un Meunier in purezza da una sola parcella di Vrigny, premier cru della Petite Montagne de Reims, con viti di oltre quarant'anni, vinificato in acciaio e affinato 36 mesi sui lieviti.
Accanto va La Haute Cirrière di Jérôme Blin, da una singola vigna di Vincelles, sulla riva sud della Marna, con viti di circa cinquant'anni e una base soprattutto di Meunier. La tenuta è della famiglia dal 1671; Jérôme è rientrato nel 1996, ha convertito le vigne al biologico nel 2012 e alla biodinamica nel 2018, vinifica ogni parcella a parte con lieviti indigeni e, secondo le cuvée, affina in botte, anfora o qvevri. Due Meunier, due zone: la Petite Montagne e la valle.
L'ultimo calice è il Blanc de Pinot Noir di Écume, da due lieux-dits di Chamery, premier cru della Petite Montagne con suoli più sabbiosi e pendii che sfiorano i 200 metri. Il Pinot Noir è il vitigno più piantato della Champagne, con il 38% del vigneto, e porta corpo, potenza e struttura: dopo i due Meunier mostra l'altro volto delle uve nere. Come il primo calice, è senza dosaggio.
Come impostare la degustazione: ordine, temperatura, bicchiere
Valgono le regole generali di ogni degustazione: dal vino più leggero al più strutturato, dal più secco al più dolce, dal più giovane al più evoluto. Qui i dosaggi vanno dal brut allo zero, quindi l'ordine lo dà soprattutto il vitigno: il Comité Champagne descrive il Blanc de Blancs come uno Champagne di finezza e leggerezza, il Blanc de Noirs come potente e vinoso. La sequenza proposta:
- Écume Blanc de Chardonnay;
- Etienne Calsac L'Échappée Belle;
- Grongnet Carpe Diem Extra Brut;
- Egly-Ouriet Les Prémices;
- Bérêche et Fils Brut Réserve;
- Egly-Ouriet Les Vignes de Vrigny;
- Jérôme Blin La Haute Cirrière;
- Écume Blanc de Pinot Noir.
La temperatura di servizio consigliata è intorno agli 8-10 °C, da raggiungere con 20-30 minuti in un secchiello riempito a metà di acqua e ghiaccio. Il bicchiere consigliato è un tulipano, alto, ampio e stretto all'apertura: in una degustazione comparata conviene usare lo stesso modello per tutti i vini. Si versa poco, si lascia respirare il vino, poi si riempie fino ai due terzi. Tra un calice e l'altro, acqua e un pezzo di pane.
Le otto bottiglie fanno parte della selezione di Champagne di STELT, enoteca in Via Borgo Giannotti a Lucca, che organizza anche degustazioni: incontri tematici, eventi aperti ed esperienze private per piccoli gruppi di appassionati e collezionisti.
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