Domaine Leroy in degustazione: tre gradini, dall'Aligoté al Corton-Charlemagne

31 ott 2026
Domaine Leroy Corton-Charlemagne Grand Cru 2009 AOC 0,75l

Degustare Domaine Leroy salendo di livello significa seguire la stessa mano dalla denominazione regionale fino al grand cru. Il percorso mette in fila tre vini del domaine: il Bourgogne Aligoté 2014, il Vosne-Romanée Premier Cru Les Beaux Monts 2011 e il Corton-Charlemagne Grand Cru 2009. Due bianchi e un rosso, tre annate diverse, un solo modo di lavorare la vigna. Nel primo percorso della settimana, la verticale di Barolo Riserva di Borgogno, avevamo confrontato le annate dello stesso vino; qui cambia l'asse: stesso produttore, gradini diversi.

Lalou Bize-Leroy e i tre nomi da non confondere

Lalou Bize-Leroy è nata a Parigi nel 1932, in una famiglia di négociant. La Maison Leroy era stata fondata nel 1868 ad Auxey-Duresses da François Leroy; nel 1955, a ventitré anni, Lalou ne prende la guida, con il compito di scegliere e comprare vini già fatti. Dal 1974 al 1992 condivide con Aubert de Villaine la direzione del Domaine de la Romanée-Conti.

Nel 1988 acquista il Domaine Charles Noëllat, a Vosne-Romanée, e lo trasforma nel Domaine Leroy. Nei primi anni si aggiungono vigne a Gevrey-Chambertin, dal Domaine Philippe Rémy, e nel 1990 una parcella di Musigny, il grand cru di Chambolle-Musigny; il Corton-Charlemagne arriva più tardi. Il domaine supera di poco i venti ettari ed è uno dei nomi che in Borgogna fanno da riferimento: i criteri per riconoscerli li abbiamo raccolti nella guida ai produttori benchmark della Borgogna.

Chi compra o stappa una bottiglia Leroy deve tenere distinti tre nomi. Il Domaine Leroy vinifica a Vosne-Romanée le uve delle proprie vigne. La Maison Leroy, ad Auxey-Duresses, è la casa di négoce della famiglia. Il Domaine d'Auvenay, infine, prende il nome dalla casa di Lalou sull'altopiano sopra Saint-Romain ed è un'altra cantina, con vigne e vini propri.

In vigna e in cantina

La biodinamica è stata adottata fin dai primi anni, su tutte le vigne. Gli inizi non furono semplici: nel 1993 la peronospora colpì duramente e in alcune parcelle si raccolse pochissimo. Dal 2000 i tralci non vengono più cimati, ma intrecciati lungo i fili, che sono stati alzati. Le rese restano molto basse, spesso sotto i venti ettolitri per ettaro: da qui la concentrazione dei vini e la loro scarsità.

Nei rossi i grappoli vengono selezionati a mano e privati del raspo centrale, così gli acini restano interi; non c'è pigiatura e la fermentazione avviene in tini di legno. I bianchi vengono pressati a grappolo intero e spesso restano sui lieviti per due inverni. L'affinamento si fa in fusti nuovi e i vini vanno in bottiglia senza chiarifica né filtrazione. Nel calice, più che inseguire singoli profumi, conviene seguire densità, tensione e lunghezza, e osservare come cambiano da un gradino all'altro.

Tre gradini: regionale, premier cru, grand cru

Le tre bottiglie toccano tre livelli della scala di Borgogna. Conviene conoscerle in quest'ordine, dal basso verso l'alto, prima di decidere come servirle.

Bourgogne Aligoté 2014

L'Aligoté è il secondo vitigno bianco della Borgogna dopo lo Chardonnay e di solito dà vini dall'acidità alta, che si possono bere giovani. Il Bourgogne Aligoté 2014 di Domaine Leroy segue in vigna le stesse regole dei cru ed è il punto di partenza: il gradino in cui conta di più il modo di lavorare e meno il luogo. Nel percorso fa da metro: quello che i due cru aggiungono si misura a partire da qui.

Vosne-Romanée Premier Cru Les Beaux Monts 2011

Les Beaux Monts è un premier cru di Vosne-Romanée a cavallo del confine con Flagey-Echézeaux, in alto sul pendio, sopra il grand cru Échezeaux. Le vigne di Leroy qui arrivano con l'acquisto del Domaine Charles Noëllat. Il Vosne-Romanée Premier Cru Les Beaux Monts 2011 è il rosso del percorso: il Pinot Noir del domaine letto attraverso un vigneto preciso. La gamma rossa sale poi fino ai grand cru della Côte de Nuits, Musigny compreso; tra i rossi, questo percorso si ferma un gradino prima.

Corton-Charlemagne Grand Cru 2009

Il Corton-Charlemagne è il grand cru bianco della collina di Corton: le vigne occupano la parte alta del pendio, tra Aloxe-Corton, Pernand-Vergelesses e Ladoix-Serrigny, e la denominazione è riservata ai vini bianchi, essenzialmente da Chardonnay. Nel domaine è un'aggiunta successiva ai primi acquisti. Il Corton-Charlemagne Grand Cru 2009 è il gradino più alto del percorso e il secondo bianco: accanto all'Aligoté mostra che cosa cambia quando lo stesso lavoro incontra un grand cru.

In che ordine servirli

La scala delle denominazioni e l'ordine di servizio non coincidono. I bianchi vanno prima del rosso, perché un bianco servito dopo un rosso tannico si legge peggio. L'ordine diventa questo:

  • Bourgogne Aligoté 2014, fra 10 e 12 °C;
  • Corton-Charlemagne Grand Cru 2009, un paio di gradi più su, fra 12 e 14 °C;
  • Vosne-Romanée Premier Cru Les Beaux Monts 2011, intorno ai 16 °C.

Così si sale due volte: tra i bianchi, dal regionale al grand cru, e poi verso il rosso. I bianchi vanno tolti dal frigorifero qualche minuto prima, perché quello di casa è più freddo del necessario. Meglio versare porzioni piccole, per poter tornare su ogni vino mentre cambia nel bicchiere. Per confrontare i due bianchi conviene usare lo stesso calice; per il rosso, uno più ampio.

Bianchi e rossi con qualche anno

Tutte e tre le bottiglie hanno più di dieci anni, e il servizio deve tenerne conto. Un bianco di Borgogna maturo non va servito troppo freddo, perché il freddo copre proprio quello che il tempo ha aggiunto: meglio aprirlo poco prima, assaggiarne un sorso e lasciargli qualche minuto nel bicchiere prima di giudicarlo. La domanda da farsi è semplice: l'acidità tiene ancora insieme il vino? Un rosso con una quindicina d'anni chiede attenzione soprattutto al deposito: la bottiglia va lasciata in piedi prima del servizio e versata con calma. Un colore che vira verso il granato e un tannino più morbido sono segni normali del tempo, non difetti. Per apertura e tappi delicati rimandiamo alla guida su come servire le vecchie annate fragili.

Per inquadrare le annate 2009, 2011 e 2014 in Borgogna si può partire dalla Guida alle annate di STELT. Nessuna scheda, però, sostituisce l'assaggio: con bottiglie di questa età la risposta definitiva la dà il bicchiere.

I tre vini fanno parte della collezione Domaine Leroy, dentro la selezione di vini di Borgogna di STELT. L'enoteca, a Lucca, organizza degustazioni ed eventi: incontri tematici ed esperienze private per piccoli gruppi di appassionati e collezionisti.

Fa parte della Settimana delle degustazioni di STELT: ogni giorno un percorso nel calice.


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